Essere all’altezza
di un universo senza risposte
Tra non molto gli scienziati discuteranno e decideranno
se il transessualismo debba restare nell’elenco
delle (patologie) malattie mentali e con quale voce:
disforia, disturbo, incongruenza. Era il 1952 quando
il termine transessuale fu presentato all’Accademia
delle Scienze e inserito nell’elenco delle malattie
mentali, lo stesso anno in cui a Copenaghen veniva
effettuato la prima operazione di cambio di sesso
su Christine Jorgensen, mentre Ed Wood realizzava
il suo Glen or Glenda, il film che inaugura questo
festival. Divergenti 2011 apre il suo grandangolo
sulla delicata questione il transessualismo è
una patologia o un’esperienza umana significativa?
Non è facile strapparsi di dosso quella camicia
di forza imposta da una cultura che non prevede spazi
oltre quelli concessi dalla norma eteropatriarcale,
che pretende uniformità e corrispondenza a
sesso e genere dati. Vogliamo essere all’altezza
di un universo senza risposte dichiarava Carla Lonzi
negli anni Settanta. Questa la risposta divergente
alla scelta obbligata di essere maschi/uomini o femmine/donne.
Una risposta che troviamo nel coraggio di Mujeron
nel film Angel, nella determinazione di Micheal, giovane
protagonista di Gun Hill Road, nel legame di estrema
amicizia tra Fidelia e Alma Flora in Remember me in
red, nell’autoironia di Orlando e Mikael in
Regretters, nell’orgoglio delle Guerriller@s,
nella dignità e i sogni di Laura in Señorita,
nella testardaggine di Sandra verso la propria realizzazione
in Nel lavoro di Sandra, nella forza di Paula nel
cileno La visita, nel volo di Maria in Dear Dad Love
Maria. Alcuni dei frammenti che compongono il variegato
universo di Divergenti di quest’anno.
Buona visione
Porpora Marcasciano |
Luki Massa